Giocatore, allenatore, dirigente, assessore: parlare di Gigi Ridolfi significa accendere i riflettori su un personaggio che a Gaeta ha davvero vissuto (e vive, perché il suo impegno non è certo finito) lo sport a tutto tondo ed in tutte le sue sfaccettature. Il calcio come primo amore, poi il basket lo ha fatto “prigioniero” per poi lasciare spazio all’uomo prestato alla politica, la cui opera in tema di agonismo e di impiantistica, all’ombra della Montagna Spaccata, ha realmente lasciato il segno.
Gigi, il basket di casa nostra sta iniziando a mandare segnali importanti, anche se il cammino è ancora lungo.
Lo sto notando, e di questo ne sono contento. A partire dall’attività nazionale, la pallacanestro ha vissuto negli scorsi anni un autentico crollo, solo qualche tempo fa era il secondo sport nazionale ma adesso è stato nettamente superato da altre discipline. Aggiungiamo che il Covid e la crisi che ne è susseguita ha fatto il resto, colpendo il livello tecnico delle singole categorie e mettendo in seria difficoltà i clubs, specialmente quelli che in precedenza non avevano operato o seminato a dovere. Nel nostro territorio specialmente Scauri e Serapo Gaeta stanno ottenendo qualcosa di interessante, lavorando in particolare su gruppi giovani e soprattutto territoriali, cosa che comporta un impatto complessivo facilmente contenibile. La risalita è ancora lunga, sia nel basket dei grandi che nell’attività territoriale, ci vorrà pazienza ma qualcosa inizia a vedersi. Ed in quest’ottica i successi ottenuti dalle Nazionali giovanili ed in particolare dalla squadra femminile potranno aiutare la palla a spicchi a risollevarsi dai minimi storici di interesse che si sono toccati.
In chiave calcio, Gaeta e Formia sembrano vivere un momento non semplice.
Ed era difficile pensarlo, viste le premesse con le quali le due società erano partite. Magari c’è stata qualche difficoltà di troppo, qualcosa non è andato per il verso giusto, ma il fatto che ci si trovi solamente all’inizio della stagione può far pensare che i margini per recuperare terreno ci siano tutti.

A Gaeta, da delegato al ramo, hai lavorato molto insieme agli altri nell’ambito dell’impiantistica cittadina.
Abbiamo fatto diverse cose, di questo ne siamo contenti, ma ancora altro c’è da fare. Tra poco inizieremo l’ iter che si potrà permettere di ampliare la tribuna dell’impianto coperto di Via Venezia, che rappresenta una delle nostre soddisfazioni di maggior rilievo. Dare alla città una struttura attesa da tanti anni, ed avere la possibilità di triplicarne la capienza, è un motivo di orgoglio ancora maggiore. Ripenso ai tempi passati, quando vedevo tanti ragazzi costretti ad andare in altri comuni per giocare ed allenarsi perché qui da noi non vi erano le strutture; adesso vedo che tanto entusiasmo nei giovani e nelle famiglie, e questa deve essere la molla giusta per fare sport nel modo migliore, e da parte delle società creare quelle basi che saranno poi determinanti per il futuro. Inoltre ho visto che a Gaeta, nel calcio come nella pallamano, si sono create nuove situazioni collaborative e che potranno creare importanti situazioni di crescita per i ragazzi: dobbiamo dare a tutti il tempo di amalgamarsi nel modo migliore, ed in quel caso i risultati non tarderanno ad arrivare.
I problemi degli impianti sembrano essere un vero problema per molte realtà.
Lo sono sempre stati, specie quando i tempi di realizzazione di una struttura si dilatano, e la diatriba politica prende il sopravvento. Quando si parla di sport è necessario andare oltre gli schieramenti, andare oltre lo scontro verbale che non porta a nulla, ma lavorare tutti insieme. Terminare un mandato, o un incarico, avendo lasciato qualcosa di tangibile e di funzionale per la città deve essere l’obiettivo da raggiungere, sempre e comunque.
Di che cosa ha bisogno il comprensorio per rinverdire i vecchi fasti ?
Soprattutto di una visione comune delle cose. Ci sarebbe da operare in chiave territoriale, senza fermarsi ai vecchi campanilismi, cosa che porterebbe dei benefici nel piccolo come nei programmi da fare a lunga gittata. Nel passato anche recente diverse nostre società hanno toccato vette di rilievo che adesso ritengo difficile possano ritornare, anche perché è giusto dire che sono cambiate tante cose, rendendo difficile il presente. Ed è cosa di assoluto rilievo lavorare su quelle che sono le potenzialità che il comprensorio offre, pensando all’attività della vela ed alle discipline sportive su spiaggia. Anche questo significa dare smalto alle nostre realtà.

