Un suicidio che non aveva mai convinto i familiari della vittima e che adesso viene letto sotto un’altra lente dalla Procura di Cassino.
Il sostituto procuratore Andrea Corvino ha infatti disposto la riesumazione del corpo dell’impiegato di Gaeta, a seguito della istanza motivata presentata dall’avv. Pasquale Di Gabriele.
Il corpo della vittima è stato rinvenuto il 13 febbraio 2026 nella cantina del palazzo in cui viveva con la moglie, in un appartamento preso in affitto alcuni anni fa.
Secondo i primi rilievi il decesso sarebbbe avvenuto per asfissia dovuta ad una corda legata volontariamente al collo ma alcuni elementi collaterali al ritrovamento del cadavere posero quasi subito una serie di interrogativi.
L’uomo, 48 anni, conosciuto in città, stimato, con una vita tranquilla, non avrebbe avuto, in apparenza, motivi per suicidarsi né aveva dato alcun segno di preoccupazioni negli ultimi tempi.
Dopo le prime settimane di dolore e stordimento, i fratelli dell’impiegato hanno messo in fila alcune incongruenze, a partire dal fatto che la porta della cantina era chiusa ma dall’esterno; si sapeva che la vittima aveva le chiavi, però non furono mai trovate nella stanza.
Ad incidere in modo determinante sui sospetti dei familiari è stato un episodio verificatosi nei mesi successivi: la moglie dell’impiegato dopo la tragedia aveva deciso di trasferirsi lasciando indicazioni ad una vicina di raccogliere la sua posta. Ed è stata proprio la vicina di casa un giorno ad avvertire la donna che nella cassetta postale aveva trovato una busta, all’interno della quale c’erano alcuni oggetti, le chiavi della cantina.


